COSA SI VOTA E COSA CAMBIA
Il quesito sottoposto agli elettori è formulato nei seguenti termini:
«APPROVATE IL TESTO DELLA LEGGE COSTITUZIONALE CONCERNENTE “NORME IN MATERIA DI ORDINAMENTO GIURISDIZIONALE E DI ISTITUZIONE DELLA CORTE DISCIPLINARE” APPROVATO DAL PARLAMENTO E PUBBLICATO NELLA GAZZETTA UFFICIALE N. 253 DEL 30 OTTOBRE 2025?»
Nel REFERENDUM GIUSTIZIA 2026 gli elettori sono chiamati a pronunciarsi su una revisione della Costituzione già approvata dal Parlamento, che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti. La riforma non incide sull’autonomia e indipendenza della magistratura, ma interviene sulla sua organizzazione interna e sui meccanismi di autogoverno.
Il referendum giustizia 2026 è, a tutti gli effetti, un referendum costituzionale confermativo. Questo significa che AI CITTADINI NON VIENE CHIESTO DI SCEGLIERE TRA DIVERSE OPZIONI O DI PROPORRE UNA NUOVA DISCIPLINA, MA DI CONFERMARE O RESPINGERE UNA LEGGE COSTITUZIONALE GIÀ APPROVATA DAL PARLAMENTO.
È importante sottolineare che il referendum non consente di distinguere tra singole parti della riforma. Il voto riguarda l’intero impianto normativo, comprese le disposizioni sull’ordinamento giudiziario e sull’istituzione della Corte disciplinare. Proprio per questo motivo, la comprensione del contenuto complessivo della riforma è essenziale per esprimere un voto consapevole, evitando letture semplificate o riduttive del quesito referendario.
In particolare, il testo approvato dal Parlamento prevede la CREAZIONE DI DUE CONSIGLI SUPERIORI DISTINTI, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi gli organi mantengono una composizione a prevalenza togata, analoga a quella attuale, ma operano separatamente, affidando ai pubblici ministeri un autonomo organo di autogoverno distinto da quello della magistratura giudicante.
La riforma INTRODUCE INOLTRE UNA CORTE DISCIPLINARE DI RANGO COSTITUZIONALE, alla quale viene attribuita la competenza sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. Anche questo organo è composto in prevalenza da magistrati, ma si distingue dagli attuali Consigli Superiori, che non svolgeranno più funzioni disciplinari, concentrandosi sul governo delle carriere.
Un ULTERIORE PROFILO rilevante riguarda le MODALITÀ DI SELEZIONE DEI COMPONENTI DEGLI ORGANI DI AUTOGOVERNO. LA RIFORMA PREVEDE IL RICORSO AL SORTEGGIO, in luogo del tradizionale sistema fondato sul voto, con l’obiettivo dichiarato di incidere sulle dinamiche associative e sul ruolo delle correnti all’interno della magistratura.
COS’È UN REFERENDUM COSTITUZIONALE E COME FUNZIONA
Il referendum costituzionale è uno strumento previsto dall’articolo 138 della Costituzione che consente ai cittadini di intervenire direttamente nel procedimento di revisione costituzionale. A differenza del referendum abrogativo, che ha lo scopo di eliminare una legge ordinaria già in vigore, il referendum costituzionale ha una funzione confermativa: serve a stabilire se una legge di revisione della Costituzione, già approvata dal Parlamento, debba entrare definitivamente in vigore oppure no.
QUANDO SI VOTA E PERCHÉ NON C’È QUORUM
IL REFERENDUM GIUSTIZIA 2026 SULLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE SI SVOLGERÀ NELLE GIORNATE DI DOMENICA 22 MARZO DALLE 7 ALLE 23 E LUNEDÌ 23 MARZO DALLE 7 ALLE 15.
In queste due date i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi sulla riforma costituzionale approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025. La consultazione si inserisce quindi in una fase ravvicinata rispetto all’approvazione del testo, rendendo particolarmente attuale il dibattito pubblico sul contenuto della riforma.
Come accade per tutti i referendum costituzionali, anche in questo caso non è previsto un quorum. La validità del voto non dipende dalla percentuale di affluenza, ma esclusivamente dal numero di voti favorevoli o contrari espressi dagli elettori. Questo significa che l’esito del referendum sarà determinato dalla maggioranza dei voti validi, indipendentemente dal livello di partecipazione. Si tratta di una scelta coerente con la natura del referendum confermativo, che non mira a misurare l’interesse generale sul tema, ma a consentire al corpo elettorale di assumere una decisione definitiva su una revisione costituzionale.
L’assenza di quorum incide anche sul significato politico e istituzionale del voto. Ogni elettore che partecipa contribuisce direttamente all’esito finale, senza soglie minime da raggiungere. Per questo motivo è importante comprendere con precisione non solo quando si vota, ma anche cosa comporta l’approvazione o il rigetto della riforma sottoposta a referendum.
COSA SIGNIFICA VOTARE SÌ O NO
COSA SUCCEDE SE VINCE IL SÌ
Se nel referendum giustizia 2026 dovesse prevalere il SÌ, la legge costituzionale approvata dal Parlamento entrerà definitivamente in vigore. Ciò comporterà l’attuazione delle modifiche previste in materia di ordinamento giudiziario, con la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, l’istituzione di organi di autogoverno distinti e della Corte disciplinare di rango costituzionale. L’entrata in vigore della riforma non sarà immediata in tutti i suoi aspetti: sarà necessario adottare le leggi ordinarie di attuazione previste dal testo costituzionale.
In questa fase, il legislatore dovrà disciplinare in modo dettagliato il funzionamento dei nuovi Consigli Superiori, le modalità di selezione dei componenti, anche attraverso il sorteggio, e l’organizzazione della Corte disciplinare. Fino all’adozione di queste norme di dettaglio, continueranno ad applicarsi le disposizioni vigenti, così da garantire la continuità dell’attività giudiziaria. Il voto favorevole, quindi, non produce effetti immediati sullo svolgimento dei processi, ma avvia un percorso di riorganizzazione istituzionale.
COSA SUCCEDE SE VINCE IL NO
Nel caso in cui il NO prevalga nel referendum, la legge costituzionale sottoposta a voto non entrerà in vigore. L’esito negativo comporterà quindi il mantenimento dell’assetto costituzionale precedente, fondato su un’unica magistratura con funzioni giudicanti e requirenti inserite nel medesimo ordine e sottoposte a un unico Consiglio Superiore della Magistratura. La riforma approvata dal Parlamento resterà priva di effetti giuridici e non produrrà alcuna modifica all’organizzazione attuale.
La vittoria del NO non determina, tuttavia, una “cristallizzazione” definitiva del sistema. Il Parlamento conserverà la possibilità di intervenire sull’ordinamento giudiziario attraverso leggi ordinarie, nei limiti consentiti dalla Costituzione vigente, ad esempio in materia di organizzazione degli uffici, procedimenti disciplinari o funzionamento del CSM. Qualsiasi nuova ipotesi di separazione delle carriere di rango costituzionale richiederebbe invece l’avvio di un nuovo procedimento di revisione costituzionale, con tempi e modalità analoghi a quelli già seguiti.
RIASSUMENDO
VOTARE SÌ
SIGNIFICA APPROVARE IL TESTO DELLA LEGGE COSTITUZIONALE E CONSENTIRNE L’ENTRATA IN VIGORE DEFINITIVA. LA RIFORMA PRODURRÀ QUINDI I SUOI EFFETTI SULL’ORGANIZZAZIONE DELLA MAGISTRATURA, SECONDO LE MODALITÀ PREVISTE DAL LEGISLATORE E DALLE SUCCESSIVE LEGGI DI ATTUAZIONE.
VOTARE NO
COMPORTA IL RIGETTO DELLA RIFORMA. IL TESTO NON ENTRERÀ IN VIGORE E RESTERÀ VALIDO L’ASSETTO COSTITUZIONALE PRECEDENTE.